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  Svio tra Bressanone e Fortezza (BZ) il 01 giugno 2002 

 

«Ho tirato la rapida, e poi via nel corridoio»

Il racconto del macchinista del merci, salvato dai segnali dei colleghi sulla strada

Diego Vettori, uno dei ferrovieri sul carro: «Ho sentito crack, poi ha iniziato a saltare»

 

Fra di loro, o al telefonino con i responsabili delle Ferrovie, parlavano in termini tecnici, discorsi di binari pari e giù di lì, qualcuno addirittura riusciva a scherzare sul rischio corso, e diceva «Almeno che mi ripaghino il cellulare, che nell'impatto è "andato", non va più». Solo pensandoci su un attimo i quattro ferrovieri coinvolti nel doppio deragliamento di Fortezza, due sul carro-manutenzione e due sul locomotore del treno merci proveniente dal Brennero, si rendevano conto che erano scampati alla morte. E cercavano di trovare le cause dell'incidente.

Stabilirlo con certezza, sarà compito dei tecnici ferroviari e soprattutto di chi si occuperà dell'inchiesta che anche in questo caso è stata avviata. Questioni tecniche soprattutto, perchè fortunatamente non ci sono di mezzo vittime, ma comunque atto dovuto, perchè la dinamica esatta di un incidente di questo tipo deve essere chiarita. Intanto, la voce che girava ieri fra gli addetti ai lavori era quella di un problema all'asse del carro-manutenzione. Il racconto di Diego Vettori, che, assieme a Luis Nagler, era ai comandi di quella cabina gialla ora ridotta ad un ammasso di ferri piegati, va del resto in quella direzione. «Stavamo andando piano - racconta Vettori - anche perchè questi carri non vanno ovviamente ad alte velocità, non è il loro compito, quando ho sentito un colpo, qualcosa ha fatto "crack" e poi il carro ha iniziato a saltellare, fino a che non è uscito dai binari mettendosi di traverso».

E allora cosa fai in questi casi? Qualcuno magari avrebbe potuto saltare giù e asciugarsi il sudore, Nagler e Vettori no. Sono corsi in strada, su verso Fortezza, perchè sapevano che era in arrivo un treno merci. «Siamo corsi su - continua Vettori - per avvisare il macchinista del merci, non c'era tempo di far telefonate». E lo hanno avvisato, dalla strada, a gesti, sbracciandosi.

Su quel treno-navetta, carico di rimorchi di camion in perfetto stile "trasporto integrato", altri due macchinisti. Dalla direzione delle Ferrovie il primo imput che hanno avuto, dopo l'incidente, è stato di non dire il proprio nome alla stampa, neanche avessero fatto qualcosa di grave. Ma il racconto di colui che era ai comandi ha i toni del film ad alta tensione. «Eravamo passati da poco dalla stazione di Fortezza - racconta - e dunque la velocità era ancora moderata. Poi dietro una mezza curva abbiamo visto i due colleghi, in strada, che agitavano le braccia e urlavano, facevano segno di fermare la macchina. Non ci ho pensato su due volte, anche perchè a quel punto vedevo il carro-manutenzione messo di traverso e quasi sul nostro binario: ho tirato la rapida (il freno d'emergenza, ndr) e poi col mio collega siamo corsi nel corridoio del locomotore. L'impatto non è stato ad alta velocità, ma l'abbiamo sentito, eccome, siamo stati sballottati. Se penso a cosa poteva accadere...».

 

Sballottati, nel corridoio del locomotore, in fuga dalla tragedia. Il suo collega, infatti, si massaggia il ginocchio destro: quelle botte, nei momenti di scarica adrenalinica, nemmeno le senti, ma poi, quando torna la calma si fanno sentire anche le ammaccature. Quelle passeranno presto, il ricordo di quello che è accaduto, e il pensiero di quel che poteva accadere, rimarranno in mente un bel po' di tempo in più.

 

 


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