Sfiorata una casa: «Poteva andare peggio» Attimi di pericolo anche per le sei cisterne contenenti gas altamente infiammabile In mezzo al vento gelido e alla pioggia i lavori di sgombero proseguono fino a sera
COLLE ISARCO. Colle Isarco si sveglia in pieno inverno, mentre i suoi volontari stanno cercando di ripristinare quella linea così vitale per il traffico internazionale. Piove, tira un aria gelida e pungente e c'è chi pensa che quel triplice scontro avrebbe potuto avere dimensioni ancora più tragiche. Pochi metri più in là, e l'espresso Napoli - Monaco sarebbe potuto deragliare contro una casa. Ma c'è anche chi, sottovoce, fa notare che uno dei due treni merci che ancora giace in mezzo ai binari portava sei cisterne contenenti gas altamente infiammabile. «Poteva andare anche peggio», sussurrano due ferrovieri mentre si proteggono dal vento e dalla pioggia: «Niente nomi, per carità, i nostri superiori non vogliono». L'incredulità gliela puoi leggere negli occhi, mentre cercano di calcolare la velocità dell'impatto dei treni studiando i rottami dei convogli. Borbottano, si scambiano opinioni sulle possibili cause e guardano quelle due case solo lambite dai treni scivolati fuori dai binari. Poi si girano di scatto, a scrutare quei sei vagoni cisterna contenenti gas altamente infiammabile, sistemati come vuole la norma a metà treno e fortunatamente ancora intatti. Nessuno parla apertamente di «bombe viaggianti», eppure la mente va subito a chi aveva posto l'accento, in passato, sui rischi del trasporto di materiale pericoloso. «Pare che il secondo treno merci andasse a ventiquattro chilometri all'ora, una velocità forse troppo elevata per un convoglio che pesava quasi 1500 tonnellate in un tratto pieno di semicurve», fa notare un altro macchinista. Nelle loro menti si annidano i dubbi, cercano di dare una spiegazione plausibile dell'incidente che si è portato via due loro colleghi ma non ci riescono. «Dopo le segnalazioni di pericolo, tutti e due i macchinisti del secondo treno merci dovevano avere la massima attenzione. Se proprio il macchinista non si è accorto che la sua velocità era troppo elevata per il peso del convoglio, come mai il suo compagno non l'ha fatto rallentare?». Dal punto dello scontro alla stazione di Colle Isarco ci sono meno di cinquecento metri: un tratto trafficato da vigili del fuoco, ferrovieri, uomini della Polfer, che lavorano in continuazione per dare un perché a questa tragedia e per risistemare la linea del Brennero. I morti e i feriti sono già stati estratti, la pioggia e il freddo rendono ancor più difficili le operazioni. A metà pomeriggio il dolore ha già lasciato il posto alla conta dei danni. Sul luogo della tragedia arrivano i primi periti delle assicurazioni: le merci di uno dei due convogli erano di una ditta di Verona che ora vuole essere risarcita. Saranno le scatole nere dei treni, le cosiddette "zone tachimetriche" a dare molte delle risposte che ancora mancano. L'ingegner Benedetti della direzione provinciale parla di «possibile errore umano», ma non esclude neppure un «guasto ai segnalatori». Difficile: da Brennero a Colle Isarco ci sono ben nove semafori che subito dopo il guasto al primo treno si erano accesi di rosso. Il secondo convoglio, quello guidato da D.B. e E.M., si era fermato a un chilometro e mezzo dalla stazione di Colle Isarco, come vuole la procedura. Poi doveva proseguire la corsa in "marcia a vista", a una velocità che permettesse la visione dell'ostacolo. Non è stato così, purtroppo. Uno dei macchinisti fermi davanti alla sala centrale della stazione del paese butta lì un'altra ipotesi: «La velocità era forse elevata, ma siamo sicuri che i segnalatori posteriori del primo treno fossero in azione?». I curiosi, intanto, hanno bloccato la strada che passa proprio davanti al punto d'impatto. Un vigile del fuoco fa segno a tutti di proseguire, che non c'è nulla da vedere. Poi si alza il bavero della giacca, per proteggersi dal vento e dalla pioggia, e si rimette al lavoro sui binari.
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