Le prime reazioni dei confinanti il giorno dopo «La paura non serve - Dobbiamo restare qui»
COLLE ISARCO. «Dicono che una tragedia così succede una volta ogni 50 anni: sono pochi, mio figlio ne ha solo tre». Roland Rizzi, presidente degli artigiani della zona di Colle Isarco sta costruendo un capannone proprio a pochissimi metri dal posto dove è deragliato uno dei treni, «tanto che non potrò iniziare i lavori con la gru entro la data prevista, lunedì». Lì accanto, un suo collega sta edificando una casa. «Ma la paura non serve - afferma Rizzi -, anche perché non c'è altra soluzione. Da qui non possiamo spostarci». La casa di Karl Schneider è salva per miracolo. «La notte dopo la sciagura l'ho passata in assoluta tranquillità - racconta, mentre osserva i lavori di ripristino assieme alla moglie -, sapendo che non poteva accadere più nulla. Una cosa del genere succede una sola cosa nella vita e non avremmo potuto fare niente comunque». Ad aspettare che passi il primo treno c'è anche un macchinista. Il pensiero non può che essere rivolto ai due colleghi rimasti uccisi nello scontro. «Tra macchinisti ci conosciamo tutti, io addirittura li avevo salutati al Brennero. Ora siamo qui che raccogliamo i loro oggetti personali rimasti all'interno della cabina; prima è stato trovato un brandello di una camicia, forse dei pantaloni. Non riesco ancora a capire come sia potuto accadere una sciagura talmente grave».
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