«Il pianale in coda, leggerezza decisiva» Sergio Federzoni, macchinista da 36 anni «Il treno non poteva fermarsi in tempo»
BOLZANO. «Quel treno non sarebbe mai riuscito a fermarsi in tempo, neppure se fosse andato a quindici all'ora. In quel tratto la discesa era troppo forte. E poi non so chi ha deciso di collocare il pianale proprio in coda al treno, ma davvero questa leggerezza si è rivelata purtroppo decisiva». Sergio Federzoni è un macchinista di Merano, il papà di tutti i suoi colleghi visto che è dal primo agosto del lontano 1965 che macina chilometri su chilometri guidando i locomotori dei treni. Ha l'esperienza di chi si può permettere di parlare senza troppi peli sulla lingua, e punta il dito con decisione sugli inghippi burocratici che rendono davvero difficile la questione sicurezza. «Il nostro sistema è arretrato, pensiamo solo che non esiste alcun articolo del regolamento che punta la sua attenzione sulla composizione di un treno. I vari carri del treno merci vengono disposti sul posto, senza un ordine preciso. Ed ecco che può capitare di lasciare all'ultimo vagone proprio il pianale». Una decisione che potrebbe essere costata la vita a E.M. e D.B.: «Il posto di guida si trova a circa tre metri d'altezza, ed è a quell'altezza che si cerca di avere la percezione visiva del treno che sta davanti. Il pianale invece è molto più basso, e se poi magari i suoi fari erano malfunzionanti ecco che l'incidente è inevitabile. Non ci sono certezze, ma la mia esperienza mi porta a dire che se l'impatto fosse avvenuto contro un convoglio, anziché contro il pianale, le conseguenze per i due poveri colleghi sarebbero state molto più leggere. E poi siamo sicuri che le luci di segnalazione del pianale fossero accese e perfettamente funzionanti? Purtroppo questo particolare non lo sapremo mai». Federzoni è un fiume in piena. Il dolore per questo incidente è grande, ed anche la rabbia di chi non ha potuto fare nulla: «Ogni volta che c'è un incidente mortale sono tutti pronti a promettere maggiori misure di sicurezza. Ma purtroppo è tardi, bisognava pensarci prima. Anche il sistema di comunicazioni forse non è più adatto: qualcuno avrebbe potuto segnalare ai due macchinisti che davanti a loro c'era un treno fermo all'altezza di Colle Isarco, ma non esiste un sistema di comunicazioni via radio. I macchinisti avrebbero potuto chiamare col telefonino di servizio il dirigente a Brennero e chiedere a lui informazioni, ma evidentemente non l'hanno fatto». La zona di Colle Isarco è tra le più difficili per chi guida un treno. «C'è una discesa leggera ma prolungata, per cui con un carico di 1500 tonnellate come quello del secondo treno merci sarebbe stato quasi impossibile andare a meno di venticinque chilometri all'ora. Ma a quella velocità, e con quel grande peso da portare, fermare il treno significa fare almeno trenta secondi di frenata. E' evidente che in quelle condizioni, con la visibilità che ci può essere alle quattro di mattina e considerando che in quel punto c'erano almeno due semicurve, frenare in tempo era quasi impossibile».
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